Minacce

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Un’orsa e il suo cucciolo nel Parco Nazionale d’Abruzzo
Ph: Giacomo Petaccia

Gli orsi hanno un basso tasso di riproduzione, per questo le loro popolazioni sono più sensibili al declino rispetto ad altre specie e anche un piccolissimo numero di morti causate da elementi umani può avere un impatto disastroso su di esse. Anche quando sono protette c’è bisogno di tantissimo tempo perché queste popolazioni possano recuperare. Minimizzare la mortalità, specialmente per le femmine, è la chiave della gestione dell’orso e della sua conservazione.

Tristemente i rischi maggiori per la sopravvivenza dell’Orso Marsicano provengono quasi tutti dall’uomo. Dall’uccisione volontaria a quella accidentale, dagli incidenti stradali all’avvelenamento. E contemporaneamente le persone stanno influenzando negativamente le popolazioni degli orsi attraverso la riduzione degli habitat, disturbi di varia natura, pascolo eccessivo e trasmissione di malattie da cani domestici.

Cause dirette di morte

  • Uccisione da arma da fuoco
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Caccia al cinghiale

Tra il 1977 e il 1986 sono stati uccisi per errore 15 orsi durante battute di cacca al cinghiale. Numero che sale a 19 fra il 1991 e il 2000. Questi 34 orsi uccisi direttamente durante battute di caccia, sono quasi il numero della attuale popolazione di meno di 50 orsi. Queste morti sono uno dei motivi per cui non è più permessa la caccia all’interno dei Parchi Nazionali. Ciò nonostante di recente, nel 2011, un altro orso è stato ucciso illegamente a Scontrone.

  • Avvelenamento

Troppo spesso, purtroppo, la fauna selvatica italiana è uccisa dall’uso illegale di esche avvelenate. Veleni, come pesticidi, sono inseriti in polpette e carcasse per uccidere deliberatamente lupi, orsi, acquile, grifoni ed altri rapaci. Questo accade soprattutto nelle aree battute dai tartufai, sia all’interno che all’esterno dei Parchi Nazionali. Sei orsi sono morti negli ultimi 10 anni, nel 2003 tre orsi sono stati avvelenati a Villavallelonga e Pescosolido, stessa sorte di altri tre orsi nel 2007 nelle zone di Gioia dei Marsi e Pescasseroli.

  • Incidenti stradali
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Orso ucciso sulla strada
Credit wildlife&roads.org

Negli ultimi 30 anni tredici orsi sono stati uccisi in incidenti con automobili e treni. Nel 2011 una femmina è rimasta coinvolta in un incidente lungo un rettilineo della SS83 fuori Pescasseroli e nell’estate del 2013 un’altra giovane orsa è stata uccisa sulla SS479 fra Anversa degli Abruzzi e Villalago. Sfortunamente ricerche hanno dimostrato che le femmine passano più tempo a cercare cibo vicino alle strade rispetto ai maschi, rendendole più soggette ad essere coinvolte in incidenti.

Una ricerca americana ha portato alla luce il fatto che l’89% delle morti di orso bruno causate dall’uomo sono avvenute entro 500 metri da una strada nei territori all’esterno delle aree protette, percentuale che sale al 100% nei territori dei parchi nazionali, ad una distanza di 200 metri da una strada ! Questo studio ha anche dimostrato che le possibilità di sopravvivenza dell’orso bruno scendono all’aumentare della densità di strade.

Cause indirette di morte

  • Frammentazione dell’habitat

La frammentazione dell’habitat è una delle più grandi minacce per la biodiversità ed alla base dell’estinzione di molte specie. La frammentazione avviene quando aree di territorio vengono modificate in qualcosa in cui la fauna selvatica non puo’ più vivere. Questa mancanza di spazi si trasforma nella riduzione numerica delle popolazioni, che diventano anche più isolate l’una dell’altra e più vulnerabili all’estinzione su scala locale a causa di incendi, malattie, mortalità causata dall’uomo e riproduzione in consanguineità.

Panoramica

Habitat ottimali sono spesso circondati da habitat non adatti.
Ph: Nicola Di Sario

La piccolissima e isolata popolazione di orsi nell’Appennino occupa territori montuosi e inaccessibili, a tutti gli effetti delle “isole” di habitat adatto all’orso circodato da un mare di agricoltura e sviluppo urbano. Questa condizione proibisce agli orsi di espandere il loro aerale e spostarsi in nuove aree. Nel breve periodo, la perdita di habitat e la sua frammentazione possono portare ad una qualità dell’alimentazione inferiore, tassi di riproduzione più bassi, un più alto numero di conflitti con l’uomo e morti da lui causate. Nel lungo periodo invece, assistiamo ad una salute della popolazione sempre più precario, declino numerico della specie e, probabilmente, estinzione.

Negli Appennini la frammentazione dell’habitat è il risultato di attività estrattive, agricoltura, produzione e trasporto di energia, attività ricreative e dell’espansione di città e paesi. Anche all’interno dei Parchi Nazionali e Regionali, l’habitat indisturbato e in buona salute si sta rimpicciolendo, lasciando agli orsi sempre meno posti ottimali in cui vivere. Strade e sentieri affollati possono limitare i movimenti dell’orso visto che, nonostante gli incidenti stradali possano dimostrare il contrario, alcune ricerche hanno dimostrato che sono sempre riluttanti ad attraversare strade, specialmente le femmine.

  • Disturbo
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Impianti sciistici nel Parco Nazionale della Maiella
Ph: Nicola Di Sario

Gli orsi sono molto timidi e dopo centinaia di anni di caccia, quelli che sono sopravvissuti sono forse quelli più abili ad evitare gli umani. L’alta densità di persone e l’alto numero di paesi, villaggi e strade negli Appennini, rende ancora più difficile per gli orsi trovare delle aree indisturbate dove possono nutrirsi, svernare ed evitare l’uomo. Il disturbo nelle aree dove l’Orso Marsicano di nutre e riproduce è un grosso problema per la sua sopravvivenza.

Il taglio della legna nelle aree dove sono situate le tane degli orsi causa grossi problemi all’orso, specie nel periodo invernale dove nella tana potrebbero trovarsi femmine e cuccioli. La creazione di nuove strade aumenta anche le attività umane di contorno. Anche attività all’aria aperta come moutain biking, sci, escursionismo, fotografia, ricerca di funghi, possono creare disturbo quando sono praticate in aree che l’orso usa normalmente per nutrirsi, accoppiarsi o andare in letargo. Vari studi hanno già dimostrato che nelle zone dove uomo e fauna selvatica schiva vivono insieme, gli animali tendono a cambiare le loro abitudini per evitare l’uomo, ad esempio nutrendosi solo di notte. Questo tuttavia crea ulteriori problemi come stress e riduzione delle attività alimentari, a danno sulla salute, riproduzione e svernamento.

  • Malattie

Nel 2008 e nel 2012 due orsi sono morti nella zona del Sirente Velino a causa di malattie normalmente trasmesse da capi di bestiame e cani. Studi hanno dimostrato che l’80% delle malattie contratte dagli orsi provengono da bestiame e cani randagi. Nella popolazione appenninica di orsi sono state isolate quattro malattie, brucellosi, cimurro, parvovirus ed epatite canina, tutte trasmesse agli orsi da animali domestici. La tubercolosi bovina è l’ultima malattia scoperta nel Parco Nazionale d’Abruzzo nel 2013 a Gioia dei Marsi. L’alto numero di bestiamo lasciato libero di pascolare in queste zone fanno sì che queste malattie siano un serio rischio per la popolazione di orsi. Nel 2012 il progetto LIFE Arctos ha creato delle linee guida per affrontare questo problema e migliorare l’allevamento all’interno del Parco Nazionale, tuttavia queste linee guida sembra non siano ancora implementate dalle autorità competenti.

  • Pascolo eccessivo
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Aree a pascolo nel Parco Nazionale d’Abruzzo
Ph: Nicola Di Sario

Gli orsi sono principalmente vegetariani e la maggior parte della loro dieta è composta da frutti selvatici, ghiande e faggiole. Purtroppo anche bestiame, pecore e capre si nutrono di frutta selvatica e delle piante che la producono. Nelle vaste aree dei parchi nazionali, gli orsi devono competere con gli animali domestici per trovare cibo naturale. In molte aree, una volta habitat perfetto dell’orso, adesso non ci sono più frutti e bacche, solo erba tagliata corta con arbusti spinosi sparsi qua e la che non vengono mangiati dalle capre e pecore. Le mucche possono essere spesso osservate nel Parco Nazionale mentre mangiano cespugli di ramno, una delle principali fonti di cibo prima dell’inverno.

Il progetto LIFE Arctos ha prodotto delle linee guida per gestire i pascoli in armonia con l’habitat degli orso, tuttavia queste linee guida non sono state ancora implementate dalle autorità competenti. E’ essenziale che  le aree critiche e i pascoli affittati e gestiti dalle autorità locali, siano effettivamente protetti dal pascolo e che sia permesso alla vegetazione naturale di riprendersi.

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Pecore al pascolo nel Parco Nazionale d’Abruzzo
Ph: Nicola Di Sario